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Infrastructure as a service, come cambia la gestione dei data center

Scritto da quanture_social | 16 settembre 2021

Presso i responsabili IT sta facendo sempre più proseliti l’approccio as a service per la gestione dell’infrastruttura (IaaS - Infrastructure as a Service). 

Il modello a servizio, tipico del cloud, è infatti molto apprezzato perché ha alla base concetti semplici ma efficaci: consente di accelerare i risultati del business attraverso un facile accesso alle risorse on-demand, potendo sfruttare operation IT semplificate e la flessibilità del pay-per-use. Sembrerebbe quindi l’ideale per ogni organizzazione, invece la realtà dei fatti è ben diversa.  

 

Conformità, sicurezza e prestazioni 

Molte applicazioni, infatti, non possono ancora essere portate in cloud per motivi di conformità, sicurezza, prestazioni, networking e connettività inadeguate. Non solo. Per gli stessi motivi, il 73% dei 2.650 decisori IT oggetto dell’ultimo rapporto annuale Vanson Bourne sul cloud ha detto di stare riportando on-premise le applicazioni già migrate sul cloud pubblico. 

Perciò non sorprende più di tanto che le aziende stiano cercando vie alternative per ottenere nei loro data center la medesima esperienza del cloud. Infatti, per soddisfare le attuali esigenze di business, le imprese richiedono agilità, scalabilità e valore, indipendentemente da dove risiedono le loro applicazioni e i loro dati. La soluzione c’è ed è l’Infrastructure as a Service. 

 

Tecnologia sempre aggiornata e paghi solo quello che usi 

Infrastructure as a service (IaaS), lo ricordiamo, è un servizio di cloud computing in cui vengono affittati o noleggiati server e storage nel cloud. Gli utenti possono far girare qualsiasi sistema operativo o applicazione sui tali server senza però dover sostenere i costi di manutenzione e aggiornamento dell’hardware. In aggiunta, IaaS scala automaticamente, sia verso l'alto sia verso il basso, a seconda della domanda e fornisce un service-level agreement (SLA) garantito sia in termini di uptime sia di performance. Elimina poi la necessità di acquistare e gestire manualmente i server fisici nei data center e l'implementazione può avvenire in un ambiente cloud pubblico, privato o ibrido. In pratica, una soluzione come l’Infrastructure as a service sgrava l’azienda da una serie di compiti, permettendogli di concentrarsi maggiormente sulle attività di core business invece che sull'infrastruttura IT e sulle risorse di calcolo. Con il vantaggio di pagare solo le risorse usate. 

Per un responsabile IT che deve gestire applicazioni o dati che non possono essere migrati sul cloud è sicuramente confortante sapere che, grazie all’IaaS, può avere anche on premise tutti i vantaggi del cloud stesso. 

 

Eliminare il problema dell’overprovisioning 

Gestire l’infrastruttura di un classico data center può essere complesso e costoso e, nell'era del cloud, è un'esperienza che i responsabili IT vedono sempre più come spesa non necessaria. Ma non è l'unica forma di spesa che pesa in modo determinante sui bilanci IT. C'è anche il duplice problema dell'overprovisioning dispendioso e del sottoutilizzo, che taglia i ritorni sugli investimenti IT.  

Quando acquista nuove macchine o rinnova il parco esistente, un responsabile IT tende sempre a guardare al futuro prevedendo come affrontare una crescita del business con un data center adeguatamente attrezzato. Solitamente il risultato è un acquisto che va oltre le reali necessità. Purtroppo, però non è detto che la potenza di calcolo e lo spazio storage eccedente saranno mai usati, con il rischio dell’obsolescenza ancor prima di averne fatto alcun utilizzo. 

Uno studio di Forrester riporta che il modello pay-as-you-go dell’Infrastructure as a service può ridurre la spesa capex fino al 40% eliminando l'overprovisioning e le spese di aggiornamento della tecnologia. Non solo. Aumenta anche la produttività del personale IT semplificando i compiti di gestione del data center come il supporto, l'amministrazione e la pianificazione, nota lo studio, "consentendo ai professionisti IT di assumere un ruolo più strategico nel sostenere le iniziative aziendali". Inoltre, può aumentare l'agilità, accelerando il time-to-market fino al 75%. Infatti, una soluzione come l’Infrastructure as a service elimina i tempi necessari a ordinare nuovo hardware, riceverlo, installarlo e configurarlo. Quando le esigenze richiedono di scalare verso l’alto si attivano ulteriori risorse di calcolo o di storage, che sono quindi velocemente disponibili. 

 

Costi chiari e sempre verificabili 

In una piattaforma self-service come l’Infrastructure as a service, ai responsabili IT basta semplicemente un click per ottenere informazioni aggiornate sui costi delle risorse usate e sulle risorse disponibili. Allo stesso modo, possono avere un facile accesso alle funzionalità di gestione dei container, delle macchine virtuali o degli altri servizi a cui sono abbonati. 

Questa visione centralizzata aiuta le organizzazioni a gestire sia l'utilizzo dell’hardware sia i costi e consente anche di risolvere eventuali problemi inerenti le conformità e di automatizzare diverse operazioni IT.