Strumenti informatici e tecnologie ICT - Il blog di Quanture

Iaas: come cambia la gestione dell’infrastruttura IT

Scritto da Quanture S.p.A. | 12 agosto 2026

Tra i responsabili IT l’approccio as a service alla gestione dell’infrastruttura continua a guadagnare attenzione: molte aziende hanno bisogno di risorse disponibili in tempi rapidi, costi più leggibili, una gestione operativa più snella e una capacità di scalare più vicina alle esigenze reali del business.

Il modello a servizio, tipico del cloud, ha reso familiari concetti come risorse on-demand, pay-per-use e gestione semplificata. Applicarli alla gestione di un’infrastruttura IT significa ripensare il modo in cui server, storage, capacità di calcolo e continuità operativa vengono progettati, acquistati, resi disponibili e governati. L’Infrastructure as a Service (IaaS) nasce da questa esigenza: ottenere maggiore flessibilità infrastrutturale senza perdere il controllo sui carichi di lavoro critici.

 

IaaS definisce prima di tutto un modello di erogazione: il provider mette a disposizione capacità infrastrutturale e assume responsabilità precise sull’hardware e sul livello di virtualizzazione, mentre l’azienda continua a governare sistemi operativi, applicazioni, dati, configurazioni e sicurezza dei workload. La collocazione delle risorse (ambiente on-premises, public cloud, private cloud o combinazione ibrida) è una decisione distinta, da prendere in base alle caratteristiche dei carichi di lavoro.

Il mercato conferma la crescente centralità dell’IaaS. Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato cloud italiano ha raggiunto 5,83 miliardi di euro. La componente Infrastructure as a Service vale 2,63 miliardi, circa il 45% del totale, ha registrato una crescita del 23% rispetto all’anno precedente, all’utilizzo delle Virtual Machine per ambienti di sviluppo e produzione, indispensabili anche per applicazioni di Intelligenza Artificiale. Il dato evidenzia una dinamica precisa: l’accesso rapido a capacità computazionale e piattaforme avanzate è ormai un requisito strutturale per l’innovazione, ma deve essere accompagnato da scelte solide su governance, sicurezza e collocazione dei workload.

 

 

Come l’IaaS evolve la gestione dell’infrastruttura IT

In un modello infrastrutturale tradizionale, ogni ampliamento segue un ciclo relativamente lungo: analisi del fabbisogno, definizione delle specifiche, approvazione del budget, acquisto, consegna, installazione, configurazione, collaudo e successiva manutenzione. La capacità viene spesso dimensionata con un margine sufficiente a coprire la crescita prevista per diversi anni. Questa prudenza riduce il rischio di esaurire le risorse, ma può generare capitale immobilizzato, sistemi sottoutilizzati e un divario crescente tra ciò che è stato acquistato e ciò che le applicazioni richiedono realmente.

 

Dal dimensionamento preventivo alla capacità disponibile on demand

L’IaaS modifica il punto di partenza. Invece di considerare server, storage e rete come beni da acquistare una volta per tutte, li tratta come capacità da attivare, misurare e adeguare nel tempo. Nel public cloud questo avviene attraverso risorse virtuali attivabili in pochi minuti; nei modelli dedicati o a consumo, la capacità può essere predisposta in anticipo presso il cliente o nel data center del provider e resa disponibile secondo le condizioni contrattuali. In entrambi i casi, il vantaggio non è soltanto la velocità: è la possibilità di collegare più da vicino disponibilità infrastrutturale e domanda effettiva.

La scalabilità non deve però essere interpretata come una promessa illimitata. Dipende dall’architettura, dalla capacità disponibile, dai limiti del servizio, dalla rete, dalle licenze e dal contratto. Un ambiente IaaS ben progettato stabilisce in anticipo come aumentare o ridurre le risorse, quali soglie richiedono un intervento, quali componenti possono scalare automaticamente e quali devono essere dimensionate con maggiore cautela. Senza queste regole, l’elasticità può trasformarsi in proliferazione incontrollata di risorse e costi.

 

Iaas: come cambiano le responsabilità del team IT

L’IaaS trasferisce al provider le attività collegate all’infrastruttura fisica e, in genere, alla virtualizzazione: gestione dell’hardware, sostituzione dei componenti, disponibilità della piattaforma, manutenzione dei sistemi sottostanti e capacità di base. Non elimina però il lavoro del team interno. Sistemi operativi, patching delle macchine virtuali, configurazioni, identità, segmentazione di rete, protezione dei dati, backup, monitoraggio applicativo e controllo dei costi restano responsabilità aziendali, salvo servizi gestiti aggiuntivi.

Il beneficio operativo nasce quindi da uno spostamento di priorità. Meno tempo viene assorbito dall’approvvigionamento e dal ciclo di vita dell’hardware, più tempo può essere dedicato alla qualità dei servizi, alla continuità operativa, alla sicurezza, alla modernizzazione applicativa e al supporto delle funzioni di business. Perché questo spostamento produca valore, servono processi chiari: catalogo delle risorse, regole di provisioning, ownership dei workload, policy di sicurezza e una visione unificata su prestazioni, capacità e spesa.

Quando il modello IaaS entra nel data center aziendale

Un’azienda può voler mantenere parte dell’infrastruttura presso le proprie sedi per ragioni di latenza, integrazione, sovranità del dato o continuità con sistemi esistenti, senza rinunciare a una logica di consumo. In questo caso entrano in gioco modelli di infrastruttura a consumo on-premises: il provider predispone capacità fisica presso il cliente, misura l’utilizzo, gestisce il ciclo di vita della piattaforma e rende disponibile ulteriore capacità entro soglie concordate. L’impresa mantiene la prossimità delle risorse, ma evita di trattare ogni espansione come un nuovo progetto di acquisto.

Non basta però che l’infrastruttura sia installata in azienda o virtualizzata per definirla IaaS. Il modello a servizio richiede almeno quattro elementi:

  • capacità erogata secondo regole chiare,

  • misurazione dei consumi,

  • responsabilità operative definite,

  • possibilità di adeguare le risorse senza ripetere l’intero ciclo di procurement.

Contratto, soglia minima, capacità di riserva, tempi di espansione e servizi inclusi devono essere esplicitati, perché il vantaggio economico e operativo dipende da questi dettagli.

Soluzioni come HPE GreenLake applicano questa logica alle infrastrutture dedicate: combinano capacità on demand, pagamento correlato all’utilizzo sopra un impegno minimo, supporto del provider e gestione del ciclo di vita tecnologico. Per un’azienda con workload critici o con forti vincoli di collocazione, questo approccio può offrire un punto di equilibrio tra controllo on-premises e flessibilità operativa. Non sostituisce automaticamente il public cloud, ma amplia le opzioni disponibili nella progettazione di un’architettura ibrida.

 

IaaS e workload: come scegliere l’ambiente più adatto

La decisione non dovrebbe partire dalla domanda “cloud o data center?”, ma dai requisiti di ciascun workload. Due applicazioni con funzioni simili possono richiedere ambienti diversi a causa dei dati trattati, delle dipendenze, dei livelli di servizio o della variabilità della domanda. Un’analisi per workload evita migrazioni generalizzate e permette di distinguere tra sistemi da mantenere, componenti da modernizzare, servizi da portare su IaaS e applicazioni da riprogettare in chiave cloud-native.

 

Prestazioni, latenza e dipendenze applicative

I sistemi che interagiscono in tempo reale con impianti, dispositivi edge o database locali possono essere sensibili alla latenza e alla qualità della connettività. In questi casi, spostare una singola componente senza considerare le dipendenze può peggiorare le prestazioni e aumentare la complessità. Serve mappare flussi, chiamate applicative, volumi trasferiti, finestre operative e tolleranza ai ritardi. Talvolta la scelta corretta è mantenere il core vicino ai sistemi produttivi e utilizzare il cloud per analytics, backup, sviluppo o capacità aggiuntiva.

 

Dati, compliance e continuità operativa

La sensibilità dei dati non impone automaticamente un ambiente on-premises, così come il public cloud non garantisce da solo la conformità. Occorre verificare classificazione delle informazioni, residenza, cifratura, gestione delle chiavi, tracciabilità degli accessi, audit, retention e requisiti settoriali. La continuità operativa richiede inoltre RPO e RTO coerenti con il processo supportato, procedure di ripristino testate e una chiara distinzione tra alta disponibilità, backup e disaster recovery.

 

Variabilità della domanda e ciclo di vita dell’applicazione

Ambienti di test e sviluppo, progetti pilota, campagne stagionali e workload di calcolo intensivo possono beneficiare in modo evidente della capacità attivabile a richiesta. Al contrario, carichi stabili e prevedibili possono risultare più efficienti su risorse riservate o dedicate. La valutazione deve considerare l’intero ciclo di vita: un ambiente temporaneo può essere ideale per il public cloud; un sistema che rimane attivo ventiquattr’ore su ventiquattro per molti anni può richiedere un confronto più attento tra capacità dedicata, riserva contrattuale e consumo effettivo.

L’architettura più efficace può quindi combinare più scelte. Un front-end esposto a variazioni di traffico può risiedere nel public cloud, mentre database e sistemi core restano in private cloud o su infrastruttura dedicata. Un ambiente di disaster recovery può essere ospitato presso un provider, mentre sviluppo e test vengono accesi a consumo. L’obiettivo non è distribuire i workload per principio, ma assegnare a ciascuno l’ambiente che offre il miglior equilibrio tra rischio, prestazioni, controllo e costo totale.

 

I principali vantaggi dell’Infrastructure as a Service

Quando l’infrastruttura smette di essere un vincolo rigido e diventa una risorsa adattabile, cambia anche il modo in cui l’IT può sostenere il business.

 

Provisioning più rapido e maggiore scalabilità

L’IaaS riduce il tempo che separa la richiesta di nuove risorse dalla loro disponibilità. Questo consente di avviare progetti senza attendere ogni volta approvvigionamento, consegna e installazione dell’hardware. Il vantaggio è concreto quando il processo di provisioning è governato: template approvati, configurazioni standard, reti predefinite, controlli di sicurezza e responsabilità chiare permettono di accelerare senza moltiplicare ambienti incoerenti.

La capacità di scalare è particolarmente utile quando domanda e crescita sono difficili da prevedere. Può sostenere un nuovo applicativo, assorbire picchi temporanei, ampliare lo storage o fornire potenza di calcolo per analytics e AI. Nei modelli on-premises a consumo, la scalabilità avviene entro la capacità già predisposta o attraverso espansioni pianificate; nel public cloud è più ampia, ma resta vincolata a quote, disponibilità regionali, architettura e costi.

 

Riduzione dell’overprovisioning e dell’immobilizzo di capitale

Nel modello tradizionale, l’azienda tende ad acquistare oggi la capacità che prevede di utilizzare nei prossimi anni. Una parte di server, memoria e storage rimane quindi inattiva durante le prime fasi del ciclo di vita, pur generando costi di acquisto, manutenzione, energia e supporto. Nel frattempo, l’hardware invecchia e può diventare meno adatto alle nuove esigenze prima di essere sfruttato pienamente.

L’IaaS permette di avvicinare capacità e domanda, riducendo la necessità di sovradimensionare in anticipo. Il beneficio economico dipende comunque dal contratto: alcuni servizi applicano al consumo effettivo, altri prevedono capacità minima, risorse riservate o impegni pluriennali. La valutazione corretta non confronta soltanto CAPEX e canone, ma il costo totale della capacità realmente utilizzata, il valore della flessibilità e il costo operativo evitato.

 

Maggiore visibilità su risorse e consumi

Portali di gestione, metriche e strumenti di reporting rendono le risorse più misurabili. Il team IT può individuare ambienti inattivi, configurazioni sovradimensionate, crescita anomala dello storage e costi non attribuiti. Questa trasparenza è un prerequisito per collegare la spesa a progetti, business unit o servizi, ma non garantisce automaticamente costi prevedibili. Senza budget, tagging, alert, regole di spegnimento e revisioni periodiche, la facilità di attivazione può produrre sprechi diversi dall’overprovisioning tradizionale.

La gestione economica dell’IaaS richiede quindi pratiche FinOps o, almeno, processi equivalenti:

  • responsabilità distribuita tra IT, finance e referenti applicativi;

  • dati di consumo leggibili;

  • soglie;

  • forecast;

  • confronto tra risorse on demand, riservate e dedicate.

Il controllo dei costi deve entrare nel disegno operativo fin dall’inizio, non essere aggiunto quando la fattura diventa difficile da interpretare.

 

Semplificazione del ciclo di vita infrastrutturale

Una parte rilevante del valore deriva dal trasferimento al provider di attività che non differenziano il business: sostituzione dei componenti, gestione della piattaforma fisica, aggiornamento dell’hardware e capacità di base. Nei servizi gestiti, il perimetro può estendersi a monitoraggio, patching, backup o supporto sistemistico. La semplificazione è reale soltanto se il contratto distingue chiaramente ciò che il provider esegue, ciò che resta al cliente e come vengono gestite le aree condivise.

 

Cosa valutare prima di adottare un modello IaaS

Un servizio IaaS non va selezionato soltanto in base al prezzo unitario di una macchina virtuale o di un terabyte di storage. La scelta incide su continuità dei servizi, sicurezza, architettura, processi interni e capacità di evoluzione. Per questo il confronto deve includere il costo totale, le responsabilità operative, i livelli di servizio e le condizioni di uscita.

Criterio

Cosa verificare

Perché conta

Modello economico

Impegno minimo, risorse riservate, consumo, traffico dati, licenze, supporto, costi di espansione e di uscita.

Permette di confrontare il costo totale e non soltanto il prezzo della singola risorsa.

SLA e prestazioni

Disponibilità, tempi di intervento, metriche misurate, esclusioni, penali, capacità e latenza.

Definisce il livello di servizio realmente garantito e le condizioni in cui viene misurato.

Sicurezza

Responsabilità su identità, patching, hardening, cifratura, logging, vulnerability management e incident response.

Evita zone grigie nel modello di responsabilità condivisa.

Continuità operativa

Backup, replica, RPO, RTO, test di ripristino, alta disponibilità e disaster recovery.

Protegge il processo aziendale, non soltanto la singola risorsa infrastrutturale.

Compliance e dati

Residenza, auditabilità, retention, subfornitori, certificazioni e gestione delle chiavi.

Consente di verificare la coerenza con policy interne e requisiti normativi.

Integrazione e portabilità

Compatibilità con rete, identità, strumenti esistenti, formati, API e procedure di migrazione.

Riduce la dipendenza tecnica e rende sostenibile l’evoluzione futura.

Supporto e operations

Presidio, competenze, orari, escalation, monitoraggio, change management e reporting.

Determina quanto carico operativo viene realmente assorbito dal provider.

La tabella offre una visione complessiva dei criteri di scelta, tre aspetti meritano però un approfondimento specifico: il governo dei costi, la responsabilità condivisa sulla sicurezza e la portabilità dei workload.

 

Costi totali e governo dei consumi

Il confronto economico deve mettere sullo stesso piano voci che nei modelli tradizionali e a servizio si presentano in forme diverse.

  • Nell’on-premises rientrano acquisto, ammortamento, energia, spazio, manutenzione, supporto, licenze, personale e obsolescenza.

  • Nell’IaaS rientrano consumo, impegni minimi, traffico dati, snapshot, backup, sicurezza, supporto e servizi gestiti.

Va inoltre considerato il costo della migrazione e dell’eventuale ritorno o spostamento verso un altro ambiente.

 

Sicurezza e responsabilità condivisa

Il provider protegge l’infrastruttura di propria competenza; l’azienda deve proteggere ciò che configura e utilizza. Una macchina virtuale esposta, una credenziale debole o un bucket configurato in modo errato restano rischi aziendali anche se l’hardware è gestito dal provider. Il contratto e il disegno operativo devono chiarire ownership di patching, backup, logging, monitoraggio, risposta agli incidenti e gestione delle vulnerabilità. Nei servizi gestiti, le attività delegate devono essere verificabili attraverso report, SLA e processi di escalation.

 

Portabilità e dipendenza dal provider

La portabilità non consiste soltanto nella possibilità teorica di esportare una macchina virtuale. Dipende da formati, API, servizi di rete, strumenti di sicurezza, licenze, database, automazioni e competenze. Più un workload utilizza servizi proprietari, maggiore può essere il valore ottenuto, ma anche il costo di uno spostamento futuro. La scelta deve essere consapevole: non ogni forma di lock-in è negativa, ma deve essere proporzionata al beneficio e accompagnata da un piano di continuità e uscita.

 

Perché partire da un assessment dell’infrastruttura

L’adozione dell’IaaS produce risultati quando entra in una roadmap, non quando viene trattata come una sostituzione automatica dell’hardware. Un assessment iniziale costruisce una fotografia attendibile dell’ambiente: applicazioni, dipendenze, criticità, capacità utilizzata, crescita, costi, livelli di servizio, stato di supporto delle tecnologie e competenze disponibili. Questa base consente di distinguere i problemi che richiedono più capacità da quelli che dipendono da architetture, configurazioni o processi inefficienti.

Area di analisi

Domanda da porsi

Output atteso

Workload

Quali applicazioni sono critiche, variabili, temporanee o candidate alla modernizzazione?

Classificazione e priorità per workload.

Dipendenze

Quali sistemi, dati, reti, identità e integrazioni sono collegati?

Mappa delle dipendenze e rischi di migrazione.

Capacità e prestazioni

Quali risorse sono usate, quali sono sovradimensionate e dove si verificano colli di bottiglia?

Baseline, forecast e requisiti di dimensionamento.

Sicurezza e compliance

Quali controlli, vincoli di residenza, policy e audit devono essere mantenuti?

Requisiti tecnici, organizzativi e contrattuali.

Continuità operativa

Quali RPO, RTO e livelli di disponibilità richiedono i processi critici?

Strategia di backup, alta disponibilità e disaster recovery.

Costi

Quali costi sono fissi, variabili, nascosti o attribuibili ai singoli servizi?

TCO attuale e scenari economici comparabili.

Operating model

Chi approva, configura, monitora e ottimizza le risorse?

Ruoli, processi e modello di governance.

Dall’assessment emerge così una roadmap chiara: sistemi da mantenere, workload candidati al public cloud, ambienti da trasformare in private cloud, capacità da erogare a consumo e servizi che richiedono una riprogettazione. Ogni iniziativa deve avere un obiettivo misurabile - riduzione dei tempi di provisioning, maggiore disponibilità, contenimento dell’overprovisioning, miglioramento del recovery o trasparenza dei costi - e una verifica successiva. In questo modo l’IaaS diventa una leva di modernizzazione controllata, non una scelta tecnologica fine a se stessa.

 

Come scegliere il modello IaaS adatto all’azienda

La scelta più efficace raramente coincide con un unico ambiente. Un’organizzazione può mantenere sistemi stabili e già ammortizzati on-premises, costruire un private cloud per risorse dedicate, utilizzare il public cloud per capacità elastiche e integrare il tutto in un’architettura ibrida. L’IaaS può essere adottato in uno o più di questi contesti, purché il modello di servizio sia coerente con requisiti, responsabilità e capacità di governo.

Il criterio decisivo è la qualità del disegno complessivo. Un servizio apparentemente economico può diventare inefficiente se i consumi non sono governati; un ambiente dedicato può essere competitivo se sostiene workload stabili e critici; il public cloud può accelerare l’innovazione se applicazioni e processi sono pronti a sfruttarne le caratteristiche. Partire dai workload, quantificare il costo totale, definire SLA e responsabilità e pianificare l’integrazione consente di scegliere senza contrapporre in modo artificiale cloud e data center.

 

Dall’assessment all’implementazione: il ruolo di Quanture

Quanture affianca le aziende nell’assessment dell’infrastruttura, nella classificazione dei workload, nel disegno di architetture ibride e nell’implementazione di servizi IaaS e infrastrutture a consumo. In qualità di Platinum partner HPE e partner Microsoft, integra tecnologie, piattaforme e competenze specialistiche per costruire ambienti coerenti con le esigenze di ciascuna organizzazione.

Le soluzioni possono combinare infrastrutture HPE, servizi Microsoft Azure e risorse ospitate in data center nazionali ed europei, mantenuti aggiornati per sostenere elevati livelli di sicurezza, affidabilità e continuità operativa. I modelli HPE GreenLake consentono inoltre di portare capacità on demand e logiche a consumo anche negli ambienti on-premises, integrandole con i servizi di public cloud quando necessario.

 

 

 

 

Approfondisci il servizio Infrastructure as a Service di Quanture