La sicurezza non inizia quando scatta un alert.
Inizia molto prima, spesso in modo silenzioso, nelle decisioni che prendiamo quando non c’è ancora un’emergenza da gestire, nel modo in cui progettiamo i processi, nel peso che diamo alla prevenzione e nella cultura che costruiamo giorno dopo giorno all’interno delle organizzazioni.
Per anni abbiamo raccontato la cybersecurity come una disciplina tecnica, confinata all’IT e attivata soprattutto quando qualcosa va storto. Oggi questo approccio mostra tutti i suoi limiti. Le minacce sono più distribuite e le responsabilità più diffuse. Per questo dobbiamo concepire la sicurezza come una questione più ampia di governance e di responsabilità verso il business, le persone e i clienti.
E se la sicurezza fosse prima di tutto una responsabilità collettiva, e non un piano di emergenza da attivare all’ultimo momento?
Approfondiamo il tema insieme in questo nuovo numero della rubrica “Imagine a NEW PLAN”.
La cybersecurity va oltre la tecnologia
C’è un dato che ritorna spesso quando si parla di incidenti informatici: secondo diverse ricerche (vedi tabella qui sotto) oltre il 74% delle violazioni coinvolge, in qualche forma, un errore umano. Phishing, social engineering, Business Email Compromise: gli attacchi cercano quasi sempre la via più semplice, quella che passa dalle persone.
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Stanford University + Tessian |
Verizon – Data Breach Investigations Report (DBIR) |
IBM – Cost of a Data Breach Report |
ENISA (Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersecurity) |
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L’88% delle violazioni di sicurezza coinvolge un errore umano. |
Oltre 74% delle violazioni coinvolge il fattore umano |
Phishing e credenziali compromesse sono tra le prime due cause di breach |
La formazione e la cultura sono indicate come contromisure prioritarie |
Questo non significa che le persone siano il problema ma, al contrario, significa che sono una parte essenziale della soluzione. Gli strumenti tecnologici, per quanto avanzati, non sono infallibili: molte analisi mostrano che i sistemi di sicurezza tradizionali intercettano solo una parte delle minacce. È proprio in questo spazio che entra in gioco la cultura.
Costruire una strategia di sicurezza efficace significa affiancare alla tecnologia un lavoro continuo su consapevolezza, formazione e fiducia. Significa creare un contesto in cui le persone sappiano riconoscere un tentativo di attacco, ma anche sentirsi libere di segnalare un errore senza timore di conseguenze.
Da qui nasce il concetto di “firewall umano”: non un insieme di regole punitive, ma una rete di persone informate, coinvolte e responsabilizzate, capaci di diventare il primo livello di difesa dell’organizzazione.
E se iniziassimo a vedere le persone non come l’anello debole della sicurezza, ma come il suo punto di forza più strategico?
Dalla reazione alla responsabilità condivisa
Trasformare la sicurezza da reazione a responsabilità richiede un cambio di mentalità profondo. Non basta introdurre una nuova policy o un nuovo strumento. Serve un allineamento più ampio, che tocchi leadership, formazione e obiettivi.
Framework come quello del NIST (il Cybersecurity Framework è stato sviluppato dal National Institute of Standards and Technology per aiutare le organizzazioni a gestire e ridurre il rischio cyber in modo strutturato, comprensibile anche a board e leadership non tecniche.) - parla chiaro: una cultura della sicurezza si costruisce nel tempo, attraverso valori condivisi come la leadership consapevole, la formazione continua, l’allineamento tra obiettivi individuali e organizzativi e un rafforzamento coerente delle misure tecniche. Non è un percorso immediato, ma è l’unico che consente di rendere la sicurezza una seconda natura, e non un obbligo imposto.
Quando la cybersecurity viene integrata nella governance, diventa anche una leva ESG concreta:
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rafforza la trasparenza,
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tutela persone e clienti,
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protegge il valore del business nel lungo periodo.
In questo senso, immaginare la sicurezza come responsabilità significa immaginare organizzazioni più mature, più affidabili e più sostenibili, capaci di affrontare l’incertezza senza farsi trovare impreparate.
Se la sicurezza fosse davvero una responsabilità quotidiana di tutti, che tipo di cultura riusciremmo a costruire nella nostra organizzazione?
Sei step per una governance responsabile della sicurezza
Immaginare la sicurezza come responsabilità significa, prima di tutto, darle una posizione chiara nella governance. Non come funzione accessoria o tema emergenziale, ma come parte integrante del modo in cui un’organizzazione prende decisioni, gestisce i rischi e si assume responsabilità verso i propri stakeholder. Questo percorso non è fatto di soluzioni rapide, ma di passaggi progressivi e coerenti.
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Step |
Focus |
Sintesi operativa |
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1. Leadership & Strategia |
Sicurezza come decisione |
Portare la cybersecurity a livello di board e top management, riconoscendola come leva di continuità, reputazione e valore di lungo periodo. |
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2. Integrazione del rischio |
Cyber risk ≠ rischio isolato |
Integrare il rischio cyber nella mappa dei rischi aziendali insieme a quelli operativi, finanziari, reputazionali e sociali. |
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3. Ruoli e responsabilità |
Chiarezza organizzativa |
Definire in modo esplicito chi decide, chi presidia e chi interviene per evitare zone grigie nei momenti critici. |
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4. Cultura e formazione |
Persone come prima difesa |
Investire in formazione continua e consapevolezza per trasformare il fattore umano da rischio a risorsa. |
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5. Misurazione e KPI |
Governare con i dati |
Monitorare la sicurezza con indicatori chiari (prevenzione, risposta, formazione) per migliorare nel tempo e garantire trasparenza. |
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6. Responsabilità quotidiana |
Sicurezza come abitudine |
Rendere la sicurezza parte del lavoro quotidiano, non un’azione straordinaria attivata solo in emergenza. |
Immaginare la sicurezza come responsabilità, e non come semplice reazione, significa fare un passo in avanti nella maturità organizzativa riconoscendola come una leva di fiducia, continuità e sostenibilità nel tempo.
È proprio in questo spazio che si inserisce l’approccio di Quanture: accompagnare le organizzazioni nella costruzione di modelli di sicurezza consapevoli e integrati, che uniscono competenze tecnologiche, governance, formazione e gestione del rischio. Dai servizi di cybersecurity e compliance fino alla progettazione di infrastrutture resilienti e sostenibili, Quanture lavora perché la sicurezza diventi una competenza diffusa e una responsabilità condivisa, non un intervento d’emergenza.
Affidati ai nostri esperti per una consulenza su come integrare la cybersecurity nella governance
Topic: Quanture, Imagine a NEW PLAN